venerdì 28 maggio 2010

Le disavventure della famiglia Briatore

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Io proprio non lo so di questo passo dove andremo a finire.
La storia si ripete sempre e inevitabilmente sono sempre i più deboli a pagare.
L'altro giorno si è compiuta l'ennesima ingiustizia, questa volta ai danni di una mamma, di un papà e di un neonato.
La famiglia Briatore si trovava a prendere un po' d'aria in mezzo al mare, con l'imbarcazione di proprietà.
All'improvviso, come ne " I pirati dei Caraibi", sono saltati a bordo una manica di finanzieri e con la scusa che i Briatore non avevano pagato le tasse sulla benzina, gli hanno sequestrato la barca. Io ho trovato una clamorosa analogia con una vicenda capitata a Plinio e me all'altezza di Poggio Catino.
Tanti anni fa infatti ( Plinio aveva ancora la 126 ), una pattuglia della stradale ci intimò l'alt per aver percorso una ventina di metri sulla corsia d'emergenza.
Io in quel periodo stavo allattando Fausto Kevin, che penso avesse all'incirca due mesi perchè al terzo già mangiava le fettine panate.
L'altra mia figliola, Jolanda Sue Ellen, aveva appena rimesso la peperonata di mia cognata e il povero Plinio, pur di accostarsi al lato della strada, aveva imboccato la corsia d'emergenza.
Non vi voglio dire la sgradevolezza di questi poliziotti farabutti che oltre a non capire il disagio di due poveri genitori hanno anche voluto spulciare tutti i documenti della macchina.
La prima obiezione sollevata ricordo che fu per la foto della patente di Plinio. Plinio i capelli li ha persi verso i diciannove anni, e per gli anni a seguire ha indossato una specie di toupè di pelo grigio che era convinto gli stesse benissimo. Invece sembrava una boccia da bowling ingroppata da un gatto randagio.
I poliziotti sostennero che la patente fosse falsa e pretesero di vedere il libretto di circolazione che però era nel cruscotto frigo insieme ai cannelloni.
Inoltre diciamo che Plinio la macchina non l'aveva proprio presa dal concessionario. L'aveva ordinata a Peppe Sdruma, che una volta incamerato l'ordine, l'aveva rimediata nel giro di una settimana. Quindi non è che uno potesse cavillare sul libretto.
Comunque il risultato alla fine fu che la 126 ci venne sequestrata e che fummo scaricati sulla strada insieme al tavolo da picnic, alla borsa frigo, all'ombrellone e a sette teglie di timballo.

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Ora io dico, ma con tutti gli evasori, i ladri, i delinquenti, i corrotti e i mafiosi, ma le vogliamo lasciar perdere le famiglie per bene?
Alla fine la povera Elisabetta Gregoraci Briatore, a causa del trauma, ha smesso di produrre il latte per Nathan Falco il quale, abituato al" Billionaire milk " , adesso pretende di ciucciarsi le tette di Belen Rodriguez.
Papà Flavio Briatore invece, prima ha dovuto impacchettare tutte le cose del bambino, poi ha dovuto scaricare le teglie, gli ombrelloni e tutte le comodità che aveva approntato per trascorrere un sereno week end.
Alla fine, visto che la sua adorata moglie il latte proprio non lo produceva più e che se qualcuno proprio doveva essere allattato da Belen, quello doveva essere lui, ha portato la famigliola a Londra, dove si sa che sono molto più civili di noi.

mercoledì 26 maggio 2010

La Sora Cesira, Plinio e la bella cena di Sushi

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L'altra sera ho portato mio marito Plinio a mangiare il sushi. Il posto si chiamava " Da Romolo - specialità di pesce e di susci " e non mi è sembrato proprio giapponese, però come prima volta devo ammettere che non siamo stati male.
Ci siamo seduti intorno ad una specie di nastrobinario sul quale, a turno, passavano tanti simpatici piattini colmi di specialità nipponiche. Ogni tanto però passava pure una linguina allo scoglio e una mezza manica alla carbonara.
Ad un certo punto è transitato pure un piatto che dice che era una giappospecialità della casa, ma secondo me, dal profumo, era coratella coi carciofi con su una sgommata di salsa nera.
Plinio, che non è abituato agli sgabelli così alti, si è cappottato due volte. Si è pure attaccato alla soya, scambiandola per vino giapponese.
Chiaramente, avendola ingerita a stomaco vuoto, cosa peraltro assai rara per lui, ha avuto un attacco bruttissimo di gastrite e di notte ha dato fuoco alle lenzuola.
Dietro al bancone del ristorante c'erano due tizi che tenevano gli occhi socchiusi tipo fessura, ma si vedeva benissimo che non erano giapponesi, anche perchè io i giapponesi di colore non li ho mai visti. Manco i giapponesi col tatuaggio del Colosseo.
Alla fine ho scoperto che lo chef era di Terracina e il suo aiuto di Casablanca.
Plinio ha subito litigato con una coppia che era seduta prima di noi, perchè sosteneva che appena lui adocchiava un piattino, quelli glielo sfilavano sotto agli occhi. Allora io per calmarlo ho preso le bacchette e ho cominciato a spiegargli come usarle.
Devo confessare che io le bacchette non le avevo mai usate prima, avevo solo letto come fare su Wikipedia.
Confesso anche che da un po' di giorni mi esercitavo a casa a mangiare gli gnocchi con l'uncinetto, ma poi, una volta prese le bacchette vere mi sono dovuta arrendere al fatto che erano tanto diverse.
Il primo piattino che abbiamo scelto era colmo di una specie di minuscole fave sguscianti, ingestibili e imprendibili. Plinio inoltre pretendeva di accompagnarle col pecorino.
Per non fare brutta figura le abbiamo sbucciate tutte, poi le abbiamo nascoste nel borsello di Plinio e ce le siamo andate a mangiare in bagno, dove abbiamo dovuto attendere un po' perchè c'era un'altra coppia che si era nascosta a mangiare le alghe con le mani. Quando siamo tornati abbiamo deciso di assaggiare questo famoso sushi, così, con tanta disinvoltura, abbiamo preso dal nastro alcuni piattini.
Plinio, che è un gran mangione, ha subito arraffato una specie di condimento verde tipo gommapane e se lo è cacciato in bocca. Prima ha rovesciato gli occhi, poi si è attaccato ad un pitale d'acqua, quindi ha cominciato a gridare che avrebbe denunciato tutti. Quelli vicino a noi intanto ridevano, 'sti burini imbecilli. Comunque il sushi a Plinio è piaciuto. Non faceva altro che dire " Ammazza che bono sto Sushi". Io ero veramente molto contenta, poi però mi sono accorta che ero solo molto distratta, perchè Plinio aveva preso un unico rotolino di riso e ben ventisette piattini di linguine, ognuno da tre euro.
Purtroppo, per colpa delle bacchette, le pietanze non sempre sono arrivate a destinazione, anzi, la maggior parte delle volte sono finite sotto agli sgabelli o dentro i mocassini di Plinio, che sotto ai piedi aveva anche una specie di zerbino di tonno.
Fortunatamente il mio simpatico consorte ha fatto amicizia col cuoco e lo ha convinto a fargli il sushlì, il sushi supplì.
Il sushlì è praticamente una palla di riso da mezzo chilo, ricoperta da un etto di salmone, guarnita col sugo dell'amatriciana.
Adesso dicono che, visto il successo, lo metteranno in menù. Si chiamerà Pliniomaki. Io sono un po' invidiosa perchè anch'io vorrei dare il nome ad un piatto.
Vorrei anche che Plinio mi facesse un regalo per il mio compleanno. Desidero fortemente le bacchette da sushi di Louis Vuitton.

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Lo so che penserete che io sia una spendacciona di bassa lega, ma vi posso garantire che entrare al ristorante con le bacchette personali, griffate oltretutto, è sinonimo di gran bella figura.
Costano solo 450 euro, durano un sacco e, soprattutto, pare che siano molto più facili da manovrare. Quindi il rapporto qualità - comodità - prezzo ci sta tutto.
Io lo so che mio marito si presenterà a casa con la solita scatola di cioccolatini della Todis e le rose suicide dei marocchini e allora, per una volta, mi farò da sola un bel regalo. Poi se mi gira mi compro pure lo sgommarello di Gucci e la cucchiara di Chanel, crepi l'avarizia e chi mi vuole male.

martedì 18 maggio 2010

La Sora Cesira, i " Ricchi e poveri " e la lotta scudetto

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Io lo so che questa collaborazione con i " Ricchi e poveri " mi costerà tanti giorni di muso lungo da parte di mio marito Plinio, giallorosso incallito.
Lui domenica scorsa ha pianto tanto e gli è pure venuto uno sfogo in zone brutte assai.
Io voglio solo spiegare a lui e a tutti i nostri amici lupacchiotti che noi laziali agli sfoghi siamo abituati.
Gli voglio dire che se la loro fede è a prova di bomba, la nostra è veramente a prova di tutto, anche di Lotito, anche del rigore di Floccari.
Per noi nel cielo biancazzurro brilla una stella e in tutto il firmamento è sempre la più bella, anche dopo un anno in bilico sul filo della B.
Sappiamo che la ruota gira e aspettiamo il nostro turno.
Questa volta, amato cugino, la ruota ha girato per un verso a te non troppo gradito, quindi non ti offendere, stacci.
Lascia divertire anche noi.
Perchè se al calcio leviamo anche il sano sfottò, la goliardica presa per i fondelli, poi non rimane veramente niente.




lunedì 17 maggio 2010

Sexy shops per matrimoni diversamente abili

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Diciamoci la verità, la vita sessuale fra Plinio e me non è che vada proprio alla grande.
Diciamo anche che si è interrotta verso gli anni ottanta e si è ringalluzzita qualche volta in occasione di alcune vittorie della Roma, che per Plinio funzionano meglio dei film di Moana Pozzi e per me peggio di "Protestantesimo".
L'altra sera, mentre ci impegnavamo nell'unico corpo a corpo consentito dal nostro ardore di coppia, ovvero la lotta per il possesso del telecomando di Sky, sul nostro teleschermo si è palesato un programma per matrimoni diversamente abili.
L'insegnante, una bella chiappona con la faccia da precaria di via Salaria, insegnava teoria e pratica di comportamenti e posizioni da assumere, anche se alla fine l'unica cosa che veramente sembrava funzionare, persino a detta sua, era l'acquisto e il conseguente uso di giochini e accessori erotici.
All'inizio Plinio ed io abbiamo riso tanto, poi abbiamo riso meno, alla fine, dopo qualche giorno, ci siamo detti che forse sarebbe valsa la pena tentare. Sabato scorso abbiamo preso le pagine gialle e, dopo parecchi dubbi, abbiamo sciolto ogni riserva.
La boutique " Intimo capriccio " di Ciaffaroli Loredana, sia per la vicinanza che per la discrezione del nome, ci è sembrata la scelta più adeguata.
"Intimo capriccio" si trova in zona Tor Pagnotta ed è un negozio tutto rosso con le vetrine nere. Sulla porta c'è una maniglia di pelle a forma di bocca, coperta di pelo di non voglio sapere cosa. Una volta entrati ci siamo trovati davanti ad un bancone dove una signorina, forse la Ciaffaroli stessa, ci ha guardati come se fossimo entrati in una merceria a comprare le toppe per i jeans. Plinio faceva l'uomo di mondo, ma intanto per l'occasione aveva indossato una specie di colbacco marrone e un orrendo maglione a collo alto da nomade. Oltretutto con i suoi imbarazzanti occhiali a mascherina, vinti con i punti della Esso, lasciava scoperto solo il minimo indispensabile per respirare. La gentile signorina allora ci ha chiesto se avevamo bisogno di aiuto, ma noi abbiamo risposto che grazie facevamo da soli.Tutta la zona destra della boutique ospitava una fittissima esposizione di peni, che io ho guardato con una fittissima espressione di pena. Nessuno di quegli aggeggi infatti sembrava riprodurre quello di Plinio ipoteticamente eretto. Neanche quello di un portachiavi omaggio.
Ce ne erano di bianchi, di neri e di gialli. Metallizzati e non. Small ( mio marito al cubo), medium ( mio marito al buio ), large ( splendida utopia ), Extra large (per difesa personale). Pensate che c'erano pure quelli motorizzati che tu non devi fare niente. Basta una batteria e un po' di fantasia, Plinio chiaramente era interessatissimo. A proposito di Plinio, ad un certo punto l'ho perso di vista. Si era mummificato nella sala video.
Stava assistendo alla proiezione di " Un trans chiamato Desiderio". Il film parlava della riscoperta di identità sessuale attraverso performances ai confini della realtà.
Il problema era che nei panni di Desiderio, il povero protagonista, Plinio aveva riconosciuto Alvaro, il marito di Gina la sarta.
" Oh mamma mia, oh mamma santa, oh signore, oddioddioooo, oh madonnina…" gridava il poverello in preda allo choc dopo aver visto il suo compagno di tresette alle prese con un omone di colore (negrone) che dalla vita in giù si elevava al quadrato.
Ho preso sottobraccio il povero Plinio ancora in stato di choc e l'ho condotto nel reparto " Bondage", così c'era scritto. C'erano attrezzi di pelle di tutti i generi, fruste, catene, mazzarocche, maschere, orpelli e persino un inginocchiatoio borchiato in pelle di vacchetta, che raffinatezza. La commessa ci ha spiegato che quel reparto era per le persone che amano legarsi e farsi male. Io a volte adorerei corcare di botte Plinio, ma non vorrei mai vederlo vestito di pelle come un rotolo di coppa essiccato al sole. Comunque ad un certo punto abbiamo pensato di acquistare un video. Allora abbiamo visto i trailers di " Sette ani in Tibet ", storia di un amore ai confini del mondo. Poi abbiamo visto " Il glande freddo ", disturbi della crescita al polo nord. Plinio però voleva a tutto i costi " Manola la mano che ti consola"
quindi alla fine, dopo l'ennesimo battibecco, abbiamo scelto " La caricano in 101", che almeno è d'avventura. Dopo la scelta del film, la gentile signorina si è offerta di consigliarci alcuni " accessori".
Plinio ha subito chiesto se c'era qualche aggeggio da azionare a distanza. Secondo me pensava di usarlo durante il posticipo delle partite.
Io allora ho domandato se c'era disponibilità di attrezzi autosoddisfacenti, perchè se telecomando doveva essere, almeno me lo gestivo io.
Mi è stato mostrato una specie di grappolo di palline di metallo che secondo la commessa mi sarei dovuta infilare dove so io per poi dondolarmi. L'ho fulminata con un'occhiata. Allora mi ha proposto una specie di frullatore a immersione che secondo lei avrei dovuto indossare sotto alle mutande.
Le ho consigliato di immaginare la sottoscritta che si reca al mercato con addosso le palline, mentre il frullatore nelle mutande la shakera allegramente.
Lei è stata molto gentile e ha sorriso, ma si è chiaramente visto che, pur essendo assai scafata, ha avuto un leggero conato.
A Plinio invece ha offerto la simpatica testa decapitata di una signorina di plastica. La tipa in questione aveva la bocca spalancata in un'espressione simil stupefatta.
In realtà non ci voleva un genio per capire che la signorina era pronta ad accogliere nella sua oralità l'intimità di coloro che ne avessero avuto voglia. Allora ho suggerito a Plinio di sfruttarne la narice e lui, dopo avermi fatto uno sguardo molto brutto, mi ha risposto che non ce l'avrebbe mai fatta perchè la scatola della capoccia era bianca e azzurra, e lui con quelle della Lazio non ce la fa proprio, piuttosto va con Alvaro - Desiderio che almeno c'ha la tessera della curva sud.
Alla fine comunque non abbiamo fatto grandi acquisti. Io ho comprato un lucida labbra, ma poi ho scoperto che non lucidava le labbra che pensavo.
Plinio ha scelto il perizoma di Totti ed io non ho avuto nulla da obiettare perchè nel caso un giorno scegliessi di separarmi da lui, mi basterebbe produrre quell'unico reperto e persino la Sacra Rota mi farebbe l'applauso.
Il mio valoroso consorte, pensate, ha comprato anche un pacco di pasta di grano duro a forma di tette, che dice che alla gricia so' tanto buone perchè trattengono il sughetto.
Io allora ho preso mezzo chilo di cazzi, scusate il termine, ma di questi tempi, pure olio e parmigiano.

giovedì 13 maggio 2010

Discipline disumane per ultime spiagge : Lo " Spinning "

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Fino a qualche tempo fa, per quanto mi riguardava, lo spinning era la disciplina del pulire il pesce prima di servirlo a tavola.
Al limite conoscevo l' "eurospinning",cioè l'arte del risparmio all' " Eurospin ".
Ahimè, ci ha pensato la fidanzata di mio figlio a mettermi al corrente del vero significato di questo termine anglofono.
Il termine " Spinning" è anglofono di nome, ma tedesco di fatto, nazista per l'esattezza.
Descrive l'attività metasoprannaturale di inchiodarsi i piedi ai pedali di una bicicletta inesorabilmente ferma e di pedalare, mentre contemporaneamente ci si dimena a tempo di musica satanica, come posseduti. Tutto ciò fino alla constatazione di avvenuto decesso da parte di personale medico qualificato.
Jessica Amanda, la morosa del mio secondogenito Fausto Kevin, dopo aver scoperto che le resta solo un mese prima della tragica esposizione al sole sul litorale romano, ha deciso di liberarsi dei chili in eccesso e di rassodarsi le eccedenze.
Ora J.A, che è tanto una brava ragazza, non si rende conto che per poter portare a compimento la sua missione, dovrebbe ciucciare aria per almeno sei mesi e lavorare come nastro trasportatore per due anni. Invece ha deciso di iscriversi ad un corso di spinning alla palestra "Olympians Musclefashion Gym" di Spinaceto. Il dramma è che anch'io ho accettato di fare una lezione di prova.
La " Olympians Musclefashion Gym " è veramente una bella palestra. Non è tanto grande, anzi, ha una sala unica dove si fanno anche aerobicpumpgagboxe, abdominakaratedance, salsaleghardpanz e kungfutangochiapptost.
Fra i tanti bei macchinari all'avanguardia c'è anche un tapirulà ( così dice che si chiama ) dove si corre da fermi, con uno schermo che ti dice dove saresti arrivato se invece ti fossi mosso. Pensate che sopra c'era un signore a forma di cubo che voleva pagare il pedaggio al casello di Bari.
La lezione di spinning è tenuta da un essere disumano di età imprecisata, un agglomerato di bozzi e vene con gli occhi da narcotrafficante. Lui dalla bicicletta non scende mai e anche quando la lezione finisce, ti strilla pedalando. Mia cognata dice che lo ha incontrato al cinema e pure lì c'aveva i pedali.
Nello spinning i primi cinque minuti di riscaldamento sono orribili e solo alla fine capisci che erano di riscaldamento.
In realtà lo scopo di esso è la selezione naturale, infatti già al terzo minuto si registrano casi di "angina pectoris" e di coma irreversibile.
Dal sesto minuto in poi si hanno le visioni mistiche. Io ho visto i pastorelli di Fatima che giocavano a strip poker, Jessica Amanda invece papa Woityla in frac che cantava " My way ".
Il brutto è che si formano anche delle orribili pozzanghere sotto alle bici. Sotto a quella dell'istruttore c'era una specie di liquame con fumi di condensa, tipo sabbie mobili. Lo spinning infatti porta il ritmo cardiaco a circa 1500 battiti al minuto, che sono quelli di Linda Blair nell' "esorcista" e di Cicciolina in " Mio marito davanti e dietro tutti quanti ". Il dramma è che i piedi sono intrappolati da una specie di tagliola e non c'è modo di sfilarli via. Ho visto una signora che tentava di liberarsi la caviglia con un macete.
Durante la lezione di spinning non puoi fermarti e se muori la tua salma continua a pedalare. Un'altra cosa terrificante è il sellino della bici. Io, che come tre quarti delle donne che hanno partorito e sono amanti del cibo piccante, soffro di emorroidi, vi posso garantire che se vorrete riportarvi a casa le vostre dolorose escrescenze, dovrete procurarvi degli appositi astucci, perchè nelle mutande non entreranno più anzi, si trasformeranno in boccioni da spiaggia, con tanto di facce dei ciclisti. Durante l'ultima lezione è venuta a mancare una signora che abitava nel mio palazzo e quando l'istruttore si è accordo che c'era il suo cadavere pedalante, l'ha rimproverato perchè cadeva di lato e non manteneva il ritmo.
Io al quindicesimo minuto, esattamente quando ci ha fatto alzare in piedi con i pesi attaccati ai polsi, ho perso i sensi. Jessica Amanda invece ha cominciato a imprecare e nel tentativo di scappare si è cappottata da ferma.
Durante lo spinning si crea una bella solidarietà fra i superstiti, tipo fra i sopravvissuti delle tragedie aeree.
Si va a cena, ci si sente al telefono e a volte, come nel caso del mese scorso, si organizzano anche degli squadroni punitivi, guidati dai parenti delle vittime, per corcare con la mazzella il nazistruttore cicloaguzzino. Ora devo solo decidere se confemare l'iscrizione in palestra o far proprio finta di niente e girare al largo. La seconda mi sa.
Anzi, quasi quasi faccio Ponzio Pilates, che dice che manco fa sudare.

mercoledì 12 maggio 2010

La Sora Cesira presenta " C factor "- Talenti soprannaturali per palati finissimi

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E' finalmente giunta l'ora del vero talento.
Basta con i programmi tv sponsorizzati dalle case discografiche, basta con il talento a perdere di giovani allo sbaraglio senza una precisa identità artistica. Basta con le raccomandazioni. Basta con le improvvisazioni.
Da oggi c'è " C Factor " che grazie anche alle vostre segnalazioni, scoprirà i fortunati possessori del talento come la Sora Cesira lo intende.
So' tutti bravi a nascere con la voce di Mina. So' tutti bravi a studiare al conservatorio e ad esercitarsi dieci ore al giorno.
So' tutti bravi a dedicare la propria vita a rincorrere un sogno, magari sacrificandosi.
Il vero possessore del C factor ha la voce di Romina Power con la tosse convulsa, le movenze di un ballerino dopo un frontale, il carisma di una tapparella.
Colui che ha il C factor, a differenza di giovani meteore da una stagione e via, difficilmente si farà dimenticare.
Il portatore sano di C factor non potrà mai passare inosservato.
Bene. Adesso, dopo questa piccola introduzione, permettetemi di presentarvi Toni. Questo giovane cantautore, con il brano " Il mare", ci regala un affresco struggente e al tempo stesso delicato del moto marino, dipingendo con tratti potenti e mai scontati, la struggente danza delle onde. Che dire... liriche preziose, musica mai banale e una voce di cui sentiremo presto parlare.



lunedì 10 maggio 2010

Il genio del sol levante come alternativa al bikini

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La svolta è arrivata. Inaspettata, definitiva, provvidenziale.
Nei giorni scorsi abbiamo parlato della squallida orripilanza della prova costume e abbiamo accettato il fatto che nessuna marca, nessun centro commerciale o intima boutique di quartiere, potrà mai garantire l'incolumità del nostro sistema nervoso, sia esso periferico o centrale, davanti alla tragica evidenza dello sblusamento delle carni.
La nostra razza, vale a dire quella della donna comune inevitabilmente scossa dal passare dei lustri e dall'incombere del trigliceride e del grasso saturo, sembrava inevitabilmente incamminata sul viale di un novello muro del pianto, ricoperto da foto di modelle sedicenni con massa grassa tendente ai numeri negativi e turbochiappe tostissime.
Invece no.
Pensate, a salvarci è stato un uomo. Orientale peraltro.
Questo signore, che si chiama Liu Bolin e che presto proporremo come candidato al Nobel per la pace, ha fatto ciò che noi tutte da tempo avremmo dovuto non solo escogitare ma mettere immediatamente in opera.
Egli ha pensato semplicemente che fosse di gran lunga meglio nascondersi piuttosto che palesarsi in assenza di serena accettazione. Ha dunque affinato la sublime arte del mimetismo e ne ha fatto un'eccelsa espressione artistica, donandoci infine la soluzione che sempre avevamo agognato.

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Ora non ci resta che seguire alla lettera i suoi insegnamenti e apprendere, prima che sia troppo tardi.
Io in casa ho già fatto i primi esperimenti e dopo non poche difficoltà, grazie anche al prezioso aiuto di Cesare l'imbianchino, sono riuscita a trasformarmi in una borsa frigo appoggiata sotto all'ombrellone. Sono bastate tre mani di vernice celeste, otto metri di stoffa, un manico di borsetta e un vecchio ombrello di Plinio. Il risultato è stato prodigioso. Ora posso recarmi al mare a Torvaianica senza sentirmi osservata e con estrema tranquillità. Pensate che grazie alla pittura con schermo solare mi potrò persino abbronzare.
La mia vicina di casa Mariona invece, si è travestita da pattìno. Ha solo paura che qualcuno possa spingerla al largo perchè non sa nuotare. Jolanda Sue Ellen, la mia figliola, che di costituzione è un po' robusta e di naso è un pizzico abbondante, sta cercando il materiale per vestirsi da boa. Lei adora nuotare, solo che non ama riemergere col suo costume intero, perchè l'ultima volta che è riaffiorata sul bagnasciuga di Ostia le hanno detto che sembrava la balena dopo che si era magnata Pinocchio.
Quello che consiglio a tutte è di studiare le opere di questo buon uomo e di procurarsi un ottimo libro sull'arte del bricolage. La soluzione è vicina amiche mie e vedrete che, affinando al meglio questa fantastica disciplina, ci toglieremo tante soddisfazioni e, perchè no, riusciremo a trasformare in innocui gazebi anche i nostri morbidissimi compagni.

domenica 9 maggio 2010

Quello che le donne ( a parte la Sora Cesira ) non dicono. Puntata 2 - Il ciclo

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Corollario: Le donne, specie con il ciclo, non si buttano con il paracadute.

La donna è un animale solitario. Lasciate che per compiacere/ervi/ersi ella sia disposta ad imbellettarsi, ad operarsi, ad infiltrarsi liquidi ignoti e persino ad essere mondana. Accantonate tutte queste belle realtà e fidatevi, la donna è un animale solitario e uno degli scopi di questa rubrica è proprio quello di dimostrarvelo.
La donna, proprio come tutti gli animali, è estrememente incline alla sofferenza e al silenzio.
Ella è capace di sopportare dolori indicibili, muta o quasi.
Un disagio, chiamiamolo così, che le donne sopportano con più costanza, è quello del ciclo mestruale.
Ma analizziamo insieme il nome di questa piaga d'Egitto.
Ciclo, lo dice la parola stessa, è una cosa che si ripete. E' un moto perpetuo, uniforme, instancabile, implacabile.
A differenza degli altri cicli, che so, i motorini o le biciclette, questo non si ferma, non si buca, anzi, c'è da augurarsi che non si buchi, perchè se succede, la maggior parte delle volte vuol dire che riceverai compagnia per il resto della tua vita.
Mestruale invece è proprio un termine che mi fa ribrezzo. Se anche non ne conoscessi il significato sono certa che non vorrei niente di mestruale nel mio piatto o nel mio letto, anzi, lo userei senz'altro per fare un dispetto o per compiere una vendetta personale.
Purtroppo però, il significato di questa parola mi è tristemente noto.
Cari uomini, è ora che sappiate di cosa si tratta, perchè, credetemi, non lo sapete.
Tralasciamo quel pugno di donne che sostengono di avere un ciclo cortissimo e per niente doloroso. Loro, per comodità, le chiameremo "aliene".
Il ciclo mestruale è mensile, ma il mese mestruale è di 27/28 giorni.
Cinque giorni prima del ciclo inizia la sindrome premestruale, caratterizzata da inquietudine, sudori, giramenti di palle, ansia e, talvolta, istinto di uccidere. Subito dopo il ciclo, inizia il periodo ovulatorio. In questo periodo, come se non bastasse, la donna può avere altre perdite, le cosiddette
"meduse", che spiegano il mistero del salvaslip. Il salvaslip, per chi non l'avesse capito, non è un antidepressivo per mutande con istinti suicidi, è semplicemente un piccolo assorbente che, all'occorrenza, ti mette al riparo da situazioni imbarazzanti.
A conti fatti, diciamo che i giorni cosiddetti " liberi" per una donna, sono pressapoco quindici.
Ma veniamo ai cinque che ci interessano.
Cancellate dalla mente tutte quelle pubblicità di donne che saltano, fanno la ruota, corrono e vi desiderano sessualmente. Noi donne durante il ciclo abbiamo solo istinti primari.
Noi respirare, noi mangiare, noi dormire, noi bere, noi soffrire.
E poi quegli assorbenti ridicoli con la prova dell'acqua. Questo assorbe di più, quello di meno, uno c'ha la canalina, l'altro la grondaia, questo è antisdrucciolo, quello c'ha il climatizzatore.
L'assorbente quando si riempie, si riempie. E voi, credetemi, un pannetto pieno non l'avete mai visto.
So che non potete e non volete immaginare il disagio al quale la donna è costretta in solitudine.
So che non immaginate la tragedia del fegatello e che non comprendete la disgrazia del cordoncino pregno.
Voi ignorate quanto un addome di donna si possa gonfiare durante il ciclo, non sapete quanto dovete augurarvi che non si sgonfi in vostra presenza, non immaginate quanto un " secondo giorno" possa incidere sulla vita quotidiana, non comprendete quanto un minuscolo ovaio possa attenersi così scrupolosamente ai dettami della natura.
Ci sono delle cose che dovete tenere bene a mente se desiderate comprendere meglio le vostre madri, mogli, compagne, amiche, sorelle e colleghe.
Sappiate che il ciclo inizia sempre durante una riunione, in riva al mare, prima di o durante un incontro galante, all'atterraggio in un paese straniero.
Comunque mai in casa.
Ciò spiega la moltitudine di esponenti del sesso femminile che improvvisamente, con un espressione mista di panico e sorpresa, si allontanano con le ginocchia strette e l'andatura traballante per raggiungere chissà quale luogo. Il consiglio è di non seguirle e, soprattutto, di non fare domande. Una donna colta da ciclo improvviso la riconoscerete da un qualsiasi capo di abbigliamento legato improvvisamente alla vita, all'occorrenza anche dalla tovaglia del ristorante o dal coprisedili della macchina. Sappiate anche che quella donna la dovrete riportare a casa perchè, almeno per quel giorno, non avrà più nulla da dirvi e da darvi.
Una cosa che dovete assolutamente sapere è che la donna, prima del ciclo, soffre di ritenzione idrica. Non ritenzione idrica normale, quella di uno scaldabagno industriale. Sappiate quindi che si gonfia orribilmente. Naturalmente, oltre alla panza, le si gonfiano le tette,le gambe, le guance, gli zigomi e le mani. I capelli sembrano quelli di stoppa della bambola "Sbrodolina" e la pelle non è molto distante dalla cotica del cinghiale.
Esistono dei rimedi per ovviare a questo, ma non funzionano e quindi non rimediano e non ovviano. Magnesio, Potassio, Aloe, Papaya, Finocchio. Risparmiate i vostri eurini, la natura è implacabile. Ricordatevi inoltre che, a meno che non vogliate uccidere vostra moglie o venderla da Bricofer nel reparto per la cura delle aree verdi, non dovrete darle l'aspirina per i dolori. L'aspirina è un farmaco vasodilatatore. Il dolore le passerà ma inizierà a spruzzare come una girella da giardino.
E poi, vi scongiuro, smettetela di chiedere prestazioni sessuali in questo periodo del mese. Lo so che esistono delle geishe moderne, delle novelle schiave Isaure, delle ancelle sacrificali, ma sono delle eccezioni. La donna, in questi momenti, e vi prego di tenerlo bene a mente, va lasciata sola. Sola.

giovedì 6 maggio 2010

Calcio, maschioni e tante tante coccole

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Sono proprio tanto intenerita.
Finalmente dopo tanti scandali, insulti, sospetti, inganni e cosette brutte brutte, il calcio torna a sorridere.
Io lo dico sempre che ci vuole l'amore, l'amore mette d'accordo tutti.
Pensate a quante volte vediamo questi ragazzotti tanto nerboruti che rincorrendo la palla mettono in mostra il quadricipite guizzante.
Pensate a quante volte osserviamo questi maschioni ipervitaminiormonizzati che, sudando appresso ad un pallone sulla verde prateria di un campo di calcio, richiamano alla mente chissà quali gesta mitologiche. Diciamoci la verità, quando pensiamo ad un calciatore nell'intimità, lo immaginiamo sempre alle prese con una velinona birbantona.
Ci sembra di vederlo mentre, nella privacy di una camera d'albergo, si produce in tackles scivolati e discese sulla fascia.
Ci sembra di sentirlo mentre, cingendo il fianco della prescelta, grida " Alè o-o, bella buciona mia"
Certo, poi a volte lo vediamo sulle pagine dei giornalini sfigatini con quella poveretta della moglie.
La consortina, povera ciccia di casa, si è sposata con il dio degli stadi alla tenera età di sedici anni, e oggi che ne ha ben ventidue, gli ha già dato una mezza dozzini di bimbi pronti ad imitarne le gesta e ha già affrontato per almeno sei volte le gioie della liposuzione. Purtroppo neanche queste piccole accortezze le hanno permesso di evitare qualche delizioso centrotavola di corna tutto sommato sanabili. Ciò nonostante, la mogliettina, che a malincuore tollera la velinona, non ha messo in conto il fattore campo.
Lo sport, si sa, aggrega. Lo sport è sì maschio, ma è, spesso a insaputa di molti, anche femmina. Guardate la tenerezza dei calciatori che al suono del proprio inno si tengono per mano, cogliete l'amore immenso che si cela nell'abbraccio dopo un gol, accarezzate il pensiero di un capitano che bacia la sua coppa. Sappiate allora che anche l'uomo machone fustacchione, nella solitudine di una trasferta o nell'incertezza di un match decisivo, può aver bisogno di calore umano, di sincera tenerezza. E' per questo che dobbiamo tutti un ringraziamento a Ibrahimovic. Lui non ha mai avuto paura di mostrarci il suo lato duro. Lo abbiamo visto agguantarsi i genitali in una sorta di balletto verso la curva avversaria, e anche verso la propria.
Lo abbiamo visto prendere per il collo compagni, arbitri e avversari. Lo abbiamo ammirato quando, grazie alla prorompenza della sua forza fisica, si involava indomito verso le aree avversarie.

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Oggi lui, al contrario di molti, non ha paura di farsi vedere in versione "Orsetto del cuore". Non ha timore di svelare il suo lato più rosa, il suo momento "Harmony". Lui vuole tanto bene al suo Piquè, che pure è proprio un bel tipetto, e se lo coccola muso a muso, poi, appoggiato alla sua Porsche di " Hello Kitty", gli fa un tenerissimo naso naso.
Loro sono come due cuccioli cerca amici e, grazie alla durezza del loro mestiere, opportunamente mischiata ad una immensa voglia di agonistica dolcezza, si sono trovati e quindi amati.
Grazie Ibra. Grazie per averci restituito un'immagine così tenera del calcio, grazie per averci fatto tornare una sanissima voglia di coccole e pallone. Alla faccia di quella ballerina rancida di Ricky Martin, che tanto lo sapevamo tutti che era una vecchia pazza.

mercoledì 5 maggio 2010

Essere una donna non vuol dire avere le mutande de mi' nonna...



Questa canzone anticipa di poco la seconda puntata della rubrica "Quello che le donne (tranne la Sora Cesira) non dicono".
L'argomento trattato sarà il ciclo.
E' giunta l'ora di svelare il rapporto che la donna ha con esso nel terzo millennio. E' venuto il momento di far luce su aspetti scomodi, menzogne palesi e farneticazioni socio- culturali.
Dopo queste rivelazioni anche le scatole dei tampax vi sembreranno diverse, ma fondamentalmente, e mi rivolgo chiaramente agli amici uomini, comincerete a guardare le esponenti del sesso opposto, con solidarietà e con un simpatico punto esclamativo dipinto sul volto.

Credits:
La Sora Cesira desidera ringraziare Sora Skiè, co-autrice del testo
e le sore Jo, Sissi e Siddy per i magnifici cori.




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martedì 4 maggio 2010

W l'Italia delle auto blu

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http://www.repubblica.it/motori/attualita/2010/05/03/news/immunit_per_le_auto_blu_proposta_nel_nuovo_codice-3779108/

Oggi sono proprio felice.
Plinio finalmente è tornato a casa con le pastarelle. Io all'inizio mi sono un po' preoccupata perchè l'ultima volta che lo fece, nel 1973, fu per farsi perdonare un gioco di sguardi in trattoria con Mafalda "La buciona".
A quei tempi "La buciona" era una donna molto ambita nel nostro quartiere, e svariati uomini, fra i quali anche celebrità quali
Mirko Minchiastorta e Giovanniculattromba, si erano disperatamente invaghiti di lei, anzi di loro, visto che già al tempo pesava una paio di tonnellate.
Comunque questa di oggi, grazie al cielo, è proprio un'altra cosa, e Plinio le pastarelle le ha portate per festeggiare.
Festeggiamo l'immunità per le auto blu, finalmente!
Pensate che al mio Plinio, nel corso degli anni, gli hanno già levato quattrocento punti e sei patenti.
Senza contare i punti che gli hanno messo in faccia.
Lui non è cattivo, non è pirata della strada, è solo tanto sbadato, e siccome è abituato a guidare gli autobus della Cotral che, siccome sono tanto grandi hanno la precedenza anche quando non ce l'hanno, lui si ferma poco agli stop.
Una volta gli hanno levato i punti perchè con una mano teneva il cellulare e l'altra ce l'aveva infilata nel naso, ma dico io, ma da quando bisogna avere l'auricolare pure per scaccolarsi?!
Comunque finalmente da oggi sarà tutta un'altra vita. Da oggi le auto blu, grazie ad un piccolo ma utilissimo emendamento del governo, potranno fare come vogliono e nessuno potrà fargli più niente.
Plinio, grazie al cielo, ha una Punto blu e anche mia cognata, che ha una 126 azzurro cielo, spera di rientrare nel decreto.
Fausto Kevin, mio figlio, è subito andato in ferramenta ed è tornato con una buatta di vernice blu notte per la cinquecento della fidanzata, io gli ho spiegato che forse le auto devono essere blu dalla nascita e non si possono dipingere.
Ora mi domando solamente quanto tempo ci vorrà per sanare le posizioni di tutti gli altri colori, perchè qui in Italia, anche se ultimamente stiamo facendo delle cosucce niente male, va a finire che come sempre le lasciamo a metà.

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lunedì 3 maggio 2010

Uniamoci, o donne, contro Calzedonia!

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Li vogliamo vendere o no questi costumi? Basta dirlo.
Ce l'ho con Calzedonia, Golden point, Costum city, Lardo shop, e tutti i negozi di tristezze balneari che, imponendo sui propri cartelloni delle aliene dalle misure improponibili, ci attirano nella crudeltà dei loro camerini.
Non c'è limite alla cattiveria degli allestitori di questo genere di negozi, nè alle bassezze compiute dalle loro dipendenti.
Sugli scaffali di questi spacci di illusioni campeggiano modelli per tutti i gusti e per tutte le fattezze, tranne le nostre.
C'è il costume di giaguaro, il tanga di moquette, il perizoma del Subbuteo, Lo stile afro-jungle, il due pezzi di guerre stellari, il costume intero "Ultima spiaggia". Ci sono anche tutte le taglie, peccato che tutte le taglie non corrispondano a nessuna taglia di un essere umano mortale. Avanza sempre qualcosa o, in alternativa, fuoriesce inevitabilmente qualche libbra di carne agonizzante.
Generalmente nei quindici metri quadri di un negozio "Calzedonia" vengono ospitate, nei mesi di Maggio e Giugno, milioni di donne disperate.
Alcune piangono, alcune si provano costumi sopra al cappotto, altre si provano le buste, altre, imprecando malamente, scelgono di morire lontano, come i gatti.
L'altro giorno, quando sono andata io, una signora ha preteso di provarsi la commessa, che indossava una palandrana niente male.
Un'altra, nel tentativo di non mostrare in pubblico le proprie disgrazie, ha sganciato una bomba lacrimogena proprio davanti al camerino.
Da "Calzedonia" non è possibile non mostrare le proprie bassezze. Il camerino è grande 50 centimetri quadri, lo specchio è enorme, la tenda è alta come una mutanda Sloggi e larga come una mezza manica De Cecco. E' inevitabile che la pletora di donne in fila veda la tragedia che si consuma all'interno, anche perchè, la commessa puttana, grazie ad una telecamera sapientemente nascosta, saprà esattamente quando sarete con le mutande a sbuffo sotto al minicostume di maglina, col capitello del calzino inciso sullo zampone lattiginoso, il pelo orrendamente incolto e, orrore dell'orrore dell'orrendità, la pulsantiera di bubboni rossi intorno all'inguine, tipica delle depilazioni d'emergenza.
Immagini come queste dovrebbero essere distribuite all'interno degli opuscoli antistupro con scritto " Questo, brutto maniaco, è ciò che ti aspetta".
Sappiate comunque che, solo a questo punto, quella zoccola di commessa spalancherà quel simulacro di separee e davanti agli sguardi impietosi di chi sta anche peggio di voi, oserà un "Posso vedere?".
No puttana, non potresti vedere, ma visto che ormai hai demolito l'ultimo baluardo a difesa della mia dignità, osserva compiaciuta la mollezza degli addominali che furono, squadra con perizia lo svirgolamento della chiappa in pensione, misura l'agonia della tetta a calzino, poi dimostra il tuo coraggio e il valore del tuo addestramento ipocrita e dimmi " Le sta benissimo".
Cosa credi di fare, o ignobile esemplare di femmina della grande distribuzione? Credi di poterti sottrarre ad un destino come il mio? Eh no mia cara, nessuno mai potrà salvarsi da questo, e quando anche le tue carni cederanno, ti ritroverai sola, a piangere le tue disgrazie, in un antro analogo a questo.
Nessuno può risultare accettabile sotto alle luci da obitorio di "Calzedonia". Nessuno. Neanche una bimba di tre anni.
La luce alogena del bugigattolo del demonio restituisce un'ipotesi remota di te.
Ti avverte che se non ti cucirai all'istante gli angoli della bocca, nutrendoti attraverso l'esigua pochezza di una cannuccia, non avrai scampo.
Ti dice che se non spenderai sei o settemila eurini in filler biocompatibili per rughe, bozzi, buchi e segni del tempo, tu stessa non sarai mai più biocompatibile, dovrai solo lasciarti spirare in pace.
Ti consiglia di prendere la residenza in un centro di aerobica per cingolati, altrimenti dovrai abituarti al pubblico scherno.
Quando dal camerino, con le guance segnate dalle lacrime ed il viso contratto per l'odio, sono uscita io, una signora con in mano un costupareo con scene di caccia su Marte, mi ha dato una tenerissima pacca sulle spalle.
Io avevo gli occhi lucidi perchè, pur avendo scelto l'opzione "Abbina come vuoi", che ti permette di scegliere modelli diversi per il sotto e per il sopra, e pur avendo provato la diciottesima delle mutande con il logo della Simmenthal e la ventiquattresima del reggiseno di Jurassic park, ho constatato che non vi era più speranza.
Allora ho provato il costume intero con illusioni ottiche nella speranza di attirare gli sguardi altrui sui miei talloni.
Ho provato l'indecenza suina della mutanda alta nell'inutile tentativo di stivare all'interno la lonza che è in me.
Ho provato il mini costume in fibra di vetro nella triste ipotesi di coprire il minimo indispensabile e di puntare sulla bontà d'animo e sulla simpatia.
Ho provato la tenda del camerino con la convinzione di poter affrontare la crudeltà del litorale romano avvolta in un sudario.
Poi, annichilita, ho detto basta. Sono entrata in un'agenzia di viaggi e, paventando di ripudiare gli schiaffi della natura matrigna per l'abbraccio della natura madre, ho sottoscritto con entusiasmo l'offerta " Estate in Val Gardena".

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venerdì 30 aprile 2010

La Sora Cesira e l' ineguagliabile moda estiva

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Mariona, la mia vicina di casa, l'aveva preannunciato.
L'altro giorno è uscita di casa con un paio di rotelle in testa. Vista dalla finestra sembrava che avesse fatto un frontale con una pattinatrice ubriaca, poi, al mercato, dopo averla vista mentre si incollava il banco di Gennaro il verduraio, non prima di essersi caricata sulle spalle l'indianino che vende l'aglio, ho finalmente capito. In testa aveva il carrello della spesa, quello a quadri scozzesi che cigola come un neonato con la cacarella.
Mariona non vedeva nulla e, procedendo a zigzag, creava danni incalcolabili.
Il giorno dopo ho incontrato la moglie di Santino il portiere. Lei si aggirava per le scale con il secchio sul capoccione.
Alla terza curva, completamente cieca, è inciampata su uno scaracchio dell'ottantenne ingegner Cozza, di nome e di fatto, e ha fatto il bob umano fino in cantina.
Stamattina ho sentito un botto bruttissimo, e dopo esser corsa alla finestra con il terrore di vedere un incidente stradale fra un autobus e un cingolato, ho realizzato che Manuelona
" Prenatal ", così chiamata perchè c'ha una panza tanta che pare sempre in attesa invece attende solo l'ora di pranzo, ha preso in pieno l'apetta dell'arrotino e l'ha rottamata. Lei in testa aveva la busta della Conad.
Se non ci fosse stata la mia figliola Jolanda Sue Ellen a spiegarmi la cosa, non ci sarei mai arrivata. Mai.
Invece lei, quasi con scherno, ha sottolineato quanto io sia poco attenta alla moda dei nostri tempi. Quanto io sia indietro. Ecco, ha usato proprio questo termine.
Lei mi ha mostrato delle foto e mi ha spiegato, non senza difficoltà, che se voglio stare al passo con i tempi, mi devo adeguare. Quest'estate, se non voglio passare per una vecchia ridicola, la borsa la devo indossare come copricapo.

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Sono giorni che mi esercito davanti allo specchio e pare che forse, con un altro po' di esercizio, io ce la possa fare. Ad un certo punto, mentre mi aggiravo per il corridoio con la mia maroccoimitazione di un secchiello di Hermes, è rientrato mio marito Plinio e ha cacciato un urlo orribile.
Il mio Plinio è tanto out. Lui è proprio nemico della moda.
Peccato che quest'estate si dovrà proprio abituare, perchè la borsa frigo, al netto della peperonata, mi dona tantissimo.

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giovedì 29 aprile 2010

La penultima puntata di " Lost ", ovvero, la Sora Cesira contro John Locke

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Vi avevo promesso che avrei svelato il finale di " Lost " e ho deciso di tener fede al mio impegno.
Mi dispiace dover fare un ennesimo riassunto, ma, ai fini delle rivelazioni finali, credo sia indispensabile.
Abbiamo lasciato Desmond insieme a Charles Widmore che, con la scusa di fargli vedere il porno "Un ano vissuto pericolosamente", lo chiude in un monolocale tipo residence a Gabicce mare e lo sottopone ad una tempesta magnetica che gli fa venire il parrucchino elettrico.
Il povero Desmond, nel corso dell'esperienza non piacevolissima, si ricorda che nel suo passato forse ha conosciuto la moglie, che però viveva un'altra vita.
Allora va nel futuro e con la solita scusa tipo "ma io e te non ci siamo già visti da qualche parte" fa la figura del solito sfigato maniaco a cui le donne, piuttosto che dargliela, ci si piantano le erbette aromatiche. Nel frattempo Locke che non è Locke ma è uguale a Locke però è qualcuno nel corpo di Locke, assume il comando di una ciurma di sfigati ma, come si allontana anche solo per fare un po' di cacca in santa pace, quelli lo tradiscono pure con le scimmie urlatrici.
Allora lui, sempre con la faccia lucida e la stessa maglietta cartonata da sei anni, prima spara un po' a tutti, poi, visto che non funziona, promette di far tornare in vita i morti a loro cari, e, visto che non funziona neanche questo, tranne che con Sayid che pur di riavere quel cesso a rotelle di Nadia si travestirebbe da gemella Kessler, giura di far vincere lo scudetto alla Juve anche senza Luciano Moggi.
A questo punto tutti capiscono che è un cazzaro mannaro e approfittano della solita pausa defecatoria per prendere una barca e scappare.
Chiaramente sia Kate che Sawyer, ladra e guardia nelle vita reale, sanno governare benissimo un sedici metri a vela, ma si sa, sono americani.
Immaginate la stessa scena girata in Italia, con una grattaborsette da tram e un appuntato carabiniere impegnati in una fuga in pedalò.
In questo panorama desolante c'è anche la povera Claire che cerca ancora il suo Aaron, ma nessuno ha il coraggio di dirle che lui ormai è cresciuto tantissimo ed è il nuovo cantante dei "Village People".
Ella dunque, devastata dalla perdita del figlio e con i capelli tipo mocio vileda, gira con un fucile in braccio ma non ha il coraggio di sparare a nessuno.
Jack intanto, povero figliolo, non sa mai che fare, e siccome deve far vedere che un po' se la comanda ancora, prende un sacco di decisioni che non condivide manco lui.
In ultimo c'è Richard - Ricardus. Egli, si è scoperto di recente, era già sfigato nel 1200, quando per rimediare un'aspirina per la moglie malata, si fa due settimane di cavalcate nella foresta e, una volta arrivato dal dottore, con le emorroidi come due palline da tennis, si accorge che non gli bastano i soldi perchè c'è la sovratassa notturna.
Allora siccome il dottore non accetta come conguaglio la catenina che la moglie agonizzante aveva trovato nell' ovetto kinder, lui lo ammazza per sbaglio.
Chiaramente Richard - Ricardus viene condannato a morte ma, mentre se lo stanno per cucinare, viene salvato da Jacob, che lo mette su una nave tipo quelle della " Tirrenia" e lo spedisce sull'isola. Lui, potendo scegliere, secondo me avrebbe votato per l'impiccagione.
A questo punto il problema di tutti è capire se bisogna lasciare o no questa benedetta isola.
Un giorno pare di sì, un giorno anche no. Intanto siamo arrivati alla tredicesima puntata con sottotitoli in inglese.
Dalla quattordicesima pare che, per volere della lega, i sottotitoli saranno da Roma in giù, in lucano e da Roma in su, in sudtirolese.
Ho dimenticato di dirvi che Locke non Locke può impossessarsi del corpo di chiunque tipo il film "L'esorcista".
Quindi era lui il defunto papà di Jack , era lui l'orso polare, era lui il fumo nero, era lui la hostess del volo Oceanic, era lui uno dei tampax di Kate, era lui lo spacciatore degli sceneggiatori, e già che c'era, qualche volta era anche se stesso.
Ma adesso, signore e signori, aprite bene le orecchie, perchè sto per svelarvi la penultima puntata.
Richard - Ricardus, per volere dell'isola e di Jacob, che di fatto lo hanno condannato all'eternità, assume le sembianze di Riccardina la monaca birichina e, dopo un lungo gioco di seduzione, concupisce il povero Ben, il quale, non congiungendosi carnalmente con un essere umano da diversi millenni, ha negli slip il lardo di colonnata. Riccardina, dopo aver tentato inutilmente di resettare Ben, tira un imprecazione al clero pellegrino e si propone a Locke.
Locke, che non è proprio entusiasta della fanciulla e preferisce di gran lunga un pertugio creato dalla salsedine nel monumento alla grande fetta
"Valleverde", baratta la prestazione sessuale con le di lei/lui sopracciglia, e ci si fa un toupè col riporto.
Purtroppo, dopo il lungo amplesso con la monaca, Locke si risveglia sulla sedia a rotelle, e mi sembra il minimo.
A questo punto Jack, che nel frattempo ha cambiato di nuovo idea e si è tuffato dalla barca in fuga, capisce di essere legato a Locke da un sentimento forte.
Infatti il buon John, col parrucchino nuovo di zecca, gli ricorda tanto Cesaretta la tranvetta, un trans non operato con cui aveva avuto un flashback, che in inglese vuol dire "Sveltina da dietro".
Jack è triste perchè vorrebbe tanto avere un flash forward, in inglese " sveltina da davanti", con Kate, ciò nonostante, visto che in tempi di carestia ogni buco è galleria, decide di accontentarsi dell'ex pelato.
Da buon chirurgo allestisce una sala operatoria sulla battigia e, al chiaro di luna, sottopone la spina dorsale di Locke ad un'operazione con strumenti operatori ricavati da cespugli e arbusti. All'anestesia ci pensa Sayid col suo alito da cagnone.
Chiaramente Locke si risveglia in piena forma e invita Jack a condividere la stessa tenda per qualche tempo, così per vedere come va.
A questo punto i coreani convincono il pilota Lapidus a decollare con quel trabiccolo dell'aereo Ajira, praticamente una fila di sedili col motore attaccato, tipo md-80 dell'Alitalia. Il velivolo decolla miracolosamente, ma ahime, dopo l'ennesima turbolenza spazio-temporale, si schianta sull'isola dei famosi, dove Jin si innamora, non ricambiato, di Sandra Milo.
Ultime domande da farsi prima dell'ultima puntata:
Dov'è Mister Ecko visto che è l'unico che ancora non si è visto?
Che fine hanno fatto le madonnine piene di roba buona?
Siete disposti, una volta svelato il finale, a partire con me per picchiare gli sceneggiatori con delle grosse mazzelle?

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mercoledì 28 aprile 2010

Cani birichini per menti eccelse

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Ho bisogno di tanto aiuto. La mia mente non arriva dove alcuni esseri umani, evidentemente, proiettano pensieri superiori.
Non capisco. Forse mi devo applicare di più, forse è solo questione di tempo.
Nel frattempo però chiedo il vostro aiuto.
"Naughty dog" nella lingua di Shakespeare vuol dire qualcosa come "Cane birichino".
Ora, questa pubblicità l'ho trovata su un comunissimo inserto femminile di un quotidiano nazionale, ma ho bisogno di capire.
Il cane sarà pure birichino, ma anche la padrona, se è quella della foto, mi sembra birichina assai.
Per non parlare della mente eccelsa che ha partorito questa pagina di contenuti sopraffini.
Ma vi sembra normale che un cane, per quanto naughty, debba essere costretto a questo intimo vis à vis?
Vi pare possibile che un povero quadrupede indifeso debba essere sottoposto a questa visione straziante?
Le cose sono due: o il suo osso è rimasto incastrato nella solitudine della signorina oppure la sua padroncina produce con naturalezza un insano aroma di croccantini. Non so cosa augurarmi.
Nel frattempo mi auguro che per vendere questi capini girociuffa e questi atletici scarponcini da maratonina, non si debba necessariamente ricorrere ad una velatissima vena porno-zoofila. Mi auguro anche che la signorina tratti tanto bene il suo cane, ma che, con le sue amorosissime attenzioni, non si spinga un po' oltre.

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domenica 25 aprile 2010

Lady Gaga feat.la Sora Cesira - Paparatzinger


Lady Gaga feat. la Sora Cesira - Paparatzinger

La Sora Cesira | MySpace Video




Mi chiedo perchè il Vaticano sia così irrinunciabilmente Vaticano.
Un conto è il Vaticano dei libri di storia, dei documentari su Sky, dei film sul medioevo e sulla santa inquisizione.
Ma oggi, diamine, siamo nel ventunesimo secolo.
Oggi bisogna essere un po' più aperti e soprattutto, mentre prima si predicava bene e, magari qualche volta, si razzolava male, oggi,come razzoli male ti sgamano.
Allora, visto che ormai abbiamo capito che voi vaticani avete un po' di difficoltà ad ammettere cose che considerate inammissibili, ma che,ormai vi abbiamo beccato, fate pure voi in abbondanza, perchè non riscriviamo qualche regola di civile e coerente convivenza?
Per esempio, Maria Adele, sorella della mia vicina di casa Mariona, quando si è sposata tanti anni fa', credeva incrollabilmente nell'amore per il suo Sergio detto "Lo svociato", laconico di ugola ma prodigo di tortorate.
La povera Maria Adele, dopo qualche anno di sacro vincolo, ha cominciato a portare una paiolata di corna e, come se non bastasse, ha cominciato ad essere corcata a tempo pieno.
Adesso tralasciamo il fatto che lei ha dato fuoco nel sonno al suo consorte, per sottolineare invece che anche il prete della nostra parrocchia, interrogato sull'argomento, le aveva consigliato di sopportare in silenzio.
Se a Maria Adele, cattolica devota e praticante, fosse stato consentito il divorzio, probabilmente oggi, il pessimo Sergio, non assomiglierebbe alla nonna di Niky Lauda.
Un altro esempio: I nostri dirimpettai, Tony "Recchia panata" e Fulvione "Chiappallegra", sono due distintissimi signori gay. Stanno insieme da trent'anni.
Loro raccolgono i cani abbandonati, aiutano i bambini poveri, assistono i malati e sono sempre pronti a rendersi utili con chi ne ha bisogno.
Sono cattolici praticanti e vorrebbero potersi recare in chiesa senza sentirsi discriminati e senza riconoscere, fra gli officianti, alcuni dei ragazzotti che frequentano i locali a loro dedicati.
E poi 'sta storia dei pedofili.I bambini bisogna lasciarli stare, quindi, siccome sapete benissimo che fra di voi ci sono un sacco di malati e di zozzoni, come ce ne sono ovunque, sarebbe il caso di punirli e non di trasferirli dove i bimbi crescono numerosi.
Ci sarebbe anche gradito che alcuni dei vostri illustri esponenti non esternassero troppo a sproposito.
Mi riferisco per esempio al cardinal Bertone e al vescovo Babini. Qui le cose sono due: o sono malati di mente, e allora li curate, oppure sono a sacra rota di roba tagliata male, e allora gli cambiate spacciatore.
Io sono credente e, pensate, vado anche a messa la Domenica.
Credo nella speranza, nella bontà d'animo, nella buona fede, nel bene. E credo in Dio, che secondo me è un po' incazzato con qualcuno di voi.
Credo anche che ci siano delle splendide persone che dedicano la propria vita alla missione pastorale e al prossimo.
Mi sa che anche quelli sono un po' incazzati con qualcuno di voi.
Ma perchè invece del voto di castità, visto che siamo in un futuro abitato da tentazioni, tette, culi, tv via cavo e sex toys, non fate un voto di modica attività?
Perchè invece del voto di povertà, visto che esistono gli ecoincentivi anche per le Bmw, i vestiti di sartoria e i brillocchi del papa, non fate un voto di sobrio leasing?
Perchè invece del voto di penitenza, visto che alcuni di voi non dovrebbero neanche essere abilitati a confessare il prossimo, non fate il voto di mettervi, di tanto in tanto, una mano sulla coscienza?
Ricordo spesso che, secondo i maya, il 2012 sarà l'anno del grande lavaggio per tutti. Che dite, ce la diamo una sciaquatina preventiva?

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venerdì 23 aprile 2010

Quello che le donne ( a parte la Sora Cesira ) non dicono. Puntata 1 - Le puzze.

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E' giunta l'ora X. Non si può tornare indietro. Finalmente, tutto quello che le donne non hanno mai detto, vi verrà svelato con attenzione e dovizia di particolari, attraverso la maestosità della blogosfera.
Tanto per chiarirci, sappiate che non tralascerò niente. Sarò cruda e opinabile, ma sfido una qualsiasi donna, anche angelicata o con procedure di beatificazione regolarmente avviate dalla Santa sede, a smentire le mie parole, a intralciare la spietata esposizione dei fatti.
Parlerò di ciò che noi donne siamo, non di cosa saremmo o di cosa vorreste che fossimo.
Parlerò dei nostri pensieri, delle nostre azioni, dei nostri desideri. Forse, dopo, ci frequenterete di meno.

3...2...1...

Corollario: le donne fanno puzze tremende perchè si gonfiano con facilità.

Le donne, si sa, e oltretutto lo possono testimoniare la moltitudine dei gastroenterologi di vostra conoscenza, soffrono sia di colite che di gastrite.
La donna, già nella fase post adolescenziale, comincia a trovarsi in grossa difficoltà dopo aver ingerito legumi, verdure cotte, frutti ricchi di fibre, latticini e derivati del grano.
La donna, in pratica, dovrebbe cibarsi di bacche e amore, eventualmente anche di sole bacche.
Qualsiasi altro alimento presente nella moltitudine degli scaffali di un supermercato, la gonfia orribilmente.
Uomini, sappiate che se mai avrete la fortuna di uscire con una donna bellissima, truccata con perizia e abbigliata con dovizia, non la conoscerete mai abbastanza se prima non la osserverete dopo mangiato.
La donna, già dopo l'antipasto, agogna lo slacciamento del primo bottone e, se ne avesse la possibilità, si strapperebbe i collant. Spesso ella, non vista, se li abbassa fino alle cosce.
Dopo il primo, la sua pancia comincia ad emettere gorgoglii che ricordano quelli di un lavabo otturato.
A metà del secondo, chiederà scusa ed andrà ad incipriarsi il naso.
A questo punto la donna andrebbe seguita ed eventualmente monitorata.
Una volta giunta nel bagno delle signore, dopo aver scambiato con le altre creature della sua specie alcune occhiate complici, la donna comincerà a tossire, nella speranza che il frutto del suo gasdotto, si esplichi in silenzio.
Quel genere di prodotto è universalmente noto come " Soffione".
Il soffione è un grosso sbuffo, spesso innocuo, che di rado produce effetti sull'altrui olfatto ma che, inesorabilmente, annuncia argomenti peggiori.
Il soffione resta tale se viene lasciato subito in libertà. Al contrario, se esso viene inopportunamente trattenuto, si trasforma in "soffietto" o in "trombino".
Entrambe le specie sono assai pericolose. Il soffietto a livello olfattivo, il trombino a livello sia olfattivo che acustico.
La donna, nella sua quotidianità, semina spesso soffioni.
La colpa di una scoreggia si attribuirà difficilmente ad una donna, specie se di modi raffinati e postura aggraziata.
Si tenderà ad attribuire il gesto ad un adolescente, ad un anziano, ad un cane.
La donna, pertanto, si sente libera di uscire, fare spese, frequentare luoghi pubblici.
Il dramma purtroppo l'attende a casa. A casa l'esternatore è culturalmente e sociologicamente l'uomo. La donna, anche in piena confidenza e intimità, spesso preferisce morire nella solitudine di un divano, o, in alternativa, sbattere i cassetti del bagno mentre, in contemporanea, scarica il wc, accende la radio, canta, apre l'acqua e fa cadere prodotti di bellezza.
La donna sa bene che la frequenza sonora di un peto è udibile anche nel mezzo di una tempesta tropicale, ciò nonostante, si costruisce false illusioni e fallaci speranze.
Fateci caso, quando siete per strada e vedete una donna su un motorino che fa finta di alzarsi leggermente perchè le sembra di scorgere qualcuno, secondo voi che fa?
Quando vostra moglie vi abbandona nel mezzo della notte perchè non riesce a dormire, secondo voi, perchè si accampa in salotto?
Quando entrate in camera da letto all'improvviso e trovate la finestra spalancata a Gennaio ed un leggero retrogusto di obitorio, secondo voi l'amarezza giunge dall'esterno?
Non voglio poi entrare nel merito di manifestazioni patologiche quali la " Frolla ", il
" Fischione" o l'orrenda "Straccialenzuola", perchè capisco come, per la maggior parte delle persone, la libera esplicazione di un fenomeno che ancora si configura come un tabù, possa risultare di difficile accettazione.
Spero solo che si possano riscrivere alcune delle regole della civile convivenza ed, eventualmente, in un futuro anche non prossimo, si possa riconsiderare l'animale donna anche alla luce di queste nuove, umanissime, evidenze. Grazie.

Nella prossima puntata : "Il ciclo"

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giovedì 22 aprile 2010

La coppia Briatore, le foto di Plinio, e la civildemocrazia di Photoshop

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Lo voglio. Photoshop deve essere mio. Oggi.
Rinuncio al corso di Pilates a Spinaceto, rinuncio alla pizza settimanale da "Lo sfracellato", rinuncio al week end annuale all'agriturismo di Manziana, rinuncio agli extra, rinuncio a Satana, rinuncio.
Photoshop ora è la mia priorità. Un corso di Photoshop, una precisa urgenza.
Ma avete visto i miracoli di cui è capace un photoshopparo?
E io che credevo di dover esporre per l'eternità le foto del matrimonio con quel gabibbo di Plinio!
In quelle foto, e lo dico con estrema sincerità, credo di aver toccato gli abissi della decenza, il pozzo dell'ammissibile.
Allora ero già incinta di Jolanda Sue Ellen, che al terzo mese di gestazione già non entrava più nell'ecografia.
Ero leggermente tanta. Avevo il quadruplo mento e svariati lembi di panza che cercavano una via d'uscita fra plissettature e volants. Quando poi, finalmente, nacque la "piccola", iniziai a pesarmi con la bilancia suina, poichè, i chili marcati sulla comune bilancia medica, erano già superati da un pezzo.
Ora però, a distanza di tanti anni, troverò finalmente la mia pace, e con infinito orgoglio, anch'io potrò mostrare agli ospiti le foto del mio passato.
Le foto della coppia Briatore mi hanno illuminato.
Loro sono veramente degli esseri superiori e io li ammiro tanto, come tutti d'altronde.
A parte la bellezza del nome che hanno scelto per il bebè, Nathan Falco, che adoro.
Plinio, pensate, si chiama proprio Nathan di secondo nome.
Mi fa solo tanto piacere, e spero di non essere fraintesa, che anche per loro esistano i segni del tempo e il graffio della natura.
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Pensate che Briatore, o chi per lui, è riuscito a mettere in cinta la bella Elisabetta a sessant'anni.
Ciò vuol dire che deve necessariamente praticare il minimo sindacale di quell'attività sessuale che il mio Plinio
ha lasciato in dote al ventesimo secolo.
Sono fiera, in quanto mamma, che anche la fantastica Elisabetta abbia il faccione dopo aver partorito quella creatura.
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Sono certa che il piccolo Nathan Falco sarà venuto al mondo in un lampo, senza dolore e con un parto -party in costa Smeralda, tuttavia bisogna riconoscere che la natura, quando interviene, lascia sempre la garanzia di una firma.
Ora ritoccherò le foto della patente, ritoccherò tutte le foto di Plinio e, in sua assenza, sognerò il suo ritorno, fino a che non ritornerà effettivamente a casa.
Ritoccherò le foto di Jole Sue, e le farò finalmente entrare nel formato A4. Ritoccherò le mie foto in costume,sempre che un semplice software, scritto dagli umani per gli umani, possa toccare simile vette.
Certo non sarò una donna felice, almeno fino a quando non inventeranno un programma anche per gli specchi. Fino ad allora, mi accontenterò di bluffare un pizzico sul passato e di ingannare, con una botta di vita in codice binario, un presente spesso un tantino crudele.

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mercoledì 21 aprile 2010

La donna comune, gli stilisti bastardi ed il cambio di stagione



Questo è un appello a tutti gli stilisti e a tutti i produttori di capi di abbigliamento del mondo.
Vi scongiuro, disegnate e producete (anche) vestiti che possano essere sovrapposti ad una comune donna mortale.
Non chiedo che mi vengano disegnati capi su misura da un tappezziere nautico, ne che alcuni modellini paranormali visti sui giornali femminili si adattino alle mie tremebonde carni.
Vi chiedo solo di coprirmi con eventuale dignità.
Vi imploro di ricordare che le modelle che utilizzate hanno la forma di una croce latina. Le modelle che lavorano per voi si nutrono di semi e di autostima,ergo, non soffrono di colite. Loro sono nate premature e premature sono cresciute. Hanno sofferto. Non hanno conosciuto il sapore di una carbonara col guanciale, di uno spezzatino con piselli, ignorano le patate al forno, disconoscono il tiramisù.
Le vostre modelle sono state umiliate dai compagni di classe fino a undici anni.
Poi si sono svegliate che erano alte un metro e novanta e, pur misurando ancora il proprio peso in etti, hanno sfanculato i compagnucci di scuola che erano già obesi e pelati, e delle loro miracolose fattezze hanno fatto un mestiere.
Se vestite una modella di diciotto anni con un etto di speck o con una copertina riparagambe da motorino, lei è bona lo stesso.
Lo speck le scivolerà addosso come uno scialle su misura, il riparagambe come una pelliccia "Haute couture".
Le donne comuni NON possono indossare i pantaloncini della signorina della foto. A meno che essi non siano dotati di " spurgafrattaglie", ossia boccaporti laterali o criptotasche interne, in cui far sfogare frustrazioni in sovrabbonzanza e carni in perpetuo eccesso.
Le donne comuni conoscono la carbonara, e pure bene.
Provate ad immaginarci mentre indossiamo la maglietta della fotomodella bastarda,che Dio le avveleni l'alito.
Io non oso. A parte che ne dovrei cucire insieme una ventina solo per cingermi il girovita, non immagino come mi potrebbe calzare l'odiosa risultanza.
La previsione più ottimistica mi vede assomigliare ad una tomba di famiglia pronta per l'inaugurazione, in amara alternativa, ad un pandoro glassato.
Lei sta dritta come un fuso, fiera, dall'altitudine della sua altezza, dalla nonnullezza del suo peso.
Io ho posture cifosiche e poi lordosiche. Addominali stitici e circolazione trombotica.
A lei le spalle vanno in su, io, che appartengo al regno del trigliceride e faccio campionati di colesterolo, sembrerei la gobba di Notre - dame dopo un frontale. Io ho paura. Ho paura del cambio di stagione e temo il mio armadio, lo detesto.
So che non esiste una dieta, per quanto drastica e futuribile, che mi permetterà di riciclare gli impietosi capi dell'anno scorso.
Loro mi aspettano nell'armadio e sembrano dire " Brutta stronza, ci hai abbandonato qua, ma quando avrai bisogno di noi, noi non saremo più gli stessi"
So di aver spostato ogni bottone fino al confine estremo della stoffa, so che a meno che non mi faccia impiantare un'asola nella carne viva, non potrò confidare nel mio vecchio guardaroba.
Allora vi prego, copriteci e basta. Fateci passare inosservate, come le suore laiche.
Le suore laiche non si vedono, sono un popolo misterioso, abitano il nostro ecosistema, camminano sui nostri marciapiedi, respirano le nostre città, ma noi non le vediamo.
Ecco signori stilisti, vi imploro, fate di me una suora laica. Regalatemi l'invisibilità che merito, la dignità alla quale aspiro, la serenità che agogno.

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lunedì 19 aprile 2010

Bebe feat.la Sora cesira - Mario




La triste storia di un'amica della Sora Cesira, vittima di un marito tirchio e prepotente.
Un inno corale alla comunione dei beni. Un omaggio musicale a tutte coloro che quotidianamente,
vivendo nell'ombra di un matrimonio ormai privo di stimoli, si vedono negare lussi ed optionals oggigiorno irrinunciabili.
Con il vano augurio che anche Plinio la smetta coi " Baci Perugina " e si affacci, con rinnovato impegno, su nuovi orizzonti.

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La Sora Cesira, Plinio il giallorosso e il derby della capitale



Purtroppo anche questa Domenica è andata.
Dico purtroppo perchè, insieme a questa giornata di festa, è giunto anche il derby calcistico della capitale.
Il derby per la Sora Cesira è un evento un po' strano.
C'è Plinio che è romanista e superstizioso e, con le sue scaramanzie, inizia di prima mattina.
Mette un calzino giallo e uno rosso, le mutande da derby, che sono una specie di sacco di iuta cartonato con macchie di non voglio sapere cosa ma so che non vanno via, i jeans a vita alta, retti da un' imitazione crudele di una cinta di Gucci, la camicia celeste della divisa Cotral e il kway di quando era ragazzo. Che sia sole o pioggia, tramontana o ponentino, lui allo stadio ci va così.Pretende anche che gli prepari i viveri la sera prima.
Ciriola con frittata e sottaceti, rosetta con mortadella e formaggio puzzone, frittata di pasta.
Ormai da quasi trent'anni.
Plinio il derby se lo vede allo stadio e ogni volta lo corcano di botte.
Qualche anno fa, apostrofò con un " Laziale Burino tornatene nei campi" il terribile Nandone, storico capo ultrà di chili 180, noto anche come " Il sezionatore della Nord". Il povero Plinio, che ci vede come un somaro con la cataratta, non si era reso conto della stazza del nemico e ancor meno della sua vocazione a punire, così, dopo aver tentato una tardiva e improbabile fuga, riuscì a rincasare solo dopo aver rimediato trenta giorni di prognosi e una lunga cicatrice nel suo onore giallorosso.
Quest'anno mi ha costretto a cucire due striscioni per il gruppo dei lupacchiotti della Cotral, sul primo c'era scritto " Cugino laziale pure stavolta te la piji 'nder culo", sul secondo c'era scritto "sei salvato".
Nel caso di vittoria avrebbe esposto il primo, nel caso di pareggio, il secondo. Sconfitta non contemplata.
L'ultima volta che Plinio ha perso il derby, gli sono venute le bolle in posti orrendi e non ha mangiato per una settimana.
Plinio racconta sempre di essere stato una promessa del vivaio della Roma.
Io ne dubito perchè ho visto le foto di quando aveva quattordici anni e aveva la stessa panza di adesso.
Questa volta Il prode Plinio ha preso i mezzi pubblici di prima mattina e, insieme al suo amico Remo detto " Coccodè", perchè ha una vocina strana strana, si è recato allo stadio. Quando i cancelli hanno finalmente aperto, lui era stremato, aveva già bevuto venti caffè Borghetti ed era già stato picchiato due volte.
Io per trent'anni non ho avuto il coraggio.
Non ho avuto il coraggio di dirgli che sono laziale. Non ho avuto il coraggio di dirgli che faccio gli scongiuri quando esce e che ho una sciarpetta biancazzurra nascosta nel cassetto delle lenzuola.
Non ho avuto il coraggio di dirgli che allo scudetto del 74' io c'ero, anche a quello del 2000. Non ho avuto il coraggio di dirgli che in ogni striscione che gli ho cucito, ho infilato lo scongiuro della maga di Avellino.
Questa volta quando è tornato ho confessato.
Ero distrutta dalle lacrime per il rigore sbagliato da Floccari, che spero verrà venduto a peso in qualche norcineria di Formello.
Ho confessato e basta.
Adesso Plinio non fa che rimuginare. Mi guarda come se lo avessi tradito con Santino il portiere, perchè, in cuor suo, forse ho fatto di peggio.
Non so se la nostra unione reggerà dopo questo colpo.
Almeno adesso la Sora Cesira sarà libera di soffrire. Libera di gioire. Libera anche di retrocedere. Libera.
Plinio invece, pur con lo scudetto in tasca, si cucirà da solo quegli orribili striscioni e porterà per sempre delle enormi corna biancazzurre.

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venerdì 16 aprile 2010

La famiglia della Cesira paga il canone a Canale 5

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Non è giusto.
Non è giusto che si debba pagare il canone solo alla Rai. Io lo voglio pagare anche a Canale 5.
Canale 5 fa delle produzioni di un livello celestiale, e ogni giorno, grazie alle sue storie, ai suoi attori e ai suoi registi, impedisce a me e alla mia famiglia, di alzarci dal nostro amato divano, anche solo per sbrigare necessità primarie.
L'altra sera è andata in onda una fiction dal titolo "Colpo di fulmine" con Roberto Farnesi e Lola Ponce.
Ora, mio marito Plinio ha un amico che si chiama Cesaretto Cozza, in arte Al Bacino, perchè mette la lingua in bocca anche alle novantenni.
Al, che ha recitato nelle pubblicità di tutti i mobilifici di Pomezia e dintorni, ha detto di ispirarsi proprio a Roberto Farnesi, che infatti si troverebbe benissimo a recitare la parte dell'amante di un'anta di armadio, divisa fra l'amore per lui e l'amore saffico per una vetrinetta di soggiorno in arte povera.
Farnesi è proprio un bel ragazzo e ha lo sguardo di quando ti visitano il fondo dell'occhio. Lui in una scena incontra la sua bella, in una la seduce, in una la ama, in una la perde, in una fa la colonscopia da sveglio, in una gli dicono che tutta la sua famiglia è stata sterminata con il trincialavecchia Beghelli, in una muore. Sempre con la stessa espressione.Non so se uno qualsiasi di questi attorucoli americani saprebbe fare altrettanto.

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Voglio parlarvi anche di un'altra chicca. Voglio segnalarvi R.I.S. - Roma, spin off di R.I.S.
Lo spin off è una serie che si genera da un'altra serie di successo. Un po' come i brufoli in faccia.
Quindi adesso, visto che R.I.S. Roma avrà inevitabilmente un grande successo perchè è bellissimo, presto ci saranno anche R.I.S. Aprilia,
R.I.S. Maccarese e R.I.S. Ciampino, un po' come C.S.I. Las Vegas, New york e Miami.
Gli attori di questa serie ultracult sono bravissimi. Sono gli unici poliziotti televisivi che tengono la pistola come la terrebbero il dolce Remy e il nonno di Heidi. Loro sono tranquilli anche quando gli sparano e soprattutto maneggiano il Dna come se fosse una busta di " Quattro salti in padella".
In R.I.S. hanno i cattivi più buoni del mondo. Infatti se andate a vedere il curriculum di ogni attore che ha fatto il cattivo in una puntata di questa delizia, noterete che nel passato ha interpretato Don Bosco, Gandhi, Madre Teresa di Calcutta e ha dato la voce al Lysoform.
In R.I.S. anche la musica sembra dirti che il bene trionfa sempre e che il sangue è finto. Per non parlare degli effetti speciali, in confronto dei quali, quelli dei Teletubbies offuscano la magnificenza di Avatar.
Che dire. Ora con Plinio stiamo pensando seriamente di comprarci la scheda perpetua di Mediaset premium, perchè queste serate indimenticabili stanno in qualche modo dando nuova linfa alla nostra unione.
Vi prego, oh creatori di fiction, quando viene l'estate, non abbandonateci!

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giovedì 15 aprile 2010

Quello che le donne ( a parte Cesira ) non dicono...




Ho deciso. E la colpa è di Plinio.
Plinio, che per chi non lo sapesse è mio marito, è ormai ridotto allo stato di larva, però con i peli e i calzini di cartone.
Lui viene al letto con gli slip sblusati, che sono quelli che sembra che ti sei cacato sotto, solo che lui c'è l'ha sblusati pure sul suo ironico davanti.
Lui, a pensarci bene, è tutto sblusato. Ha la panza sblusata, le maniglie della stima con le pinces e le scapole collassate.
Tutto questo non sarebbe un problema se ci fosse rispetto e reciproca accettazione.
Io lo accoglierei con affetto fra le coltri, fantasticando di rapporti carnali con il comodino al mio fianco, e lui sarebbe libero di fare le parole crociate facilitate, dando, come sempre, qualche minuto di ricreazione alla sua colite.
Invece no.
L'altro giorno, mentre mi chiedeva la vocale mancante alle lettere Y e S per comporre un'affermazione in lingua inglese, si è fermato e, guardandomi con finto compiacimento, mi ha domandato: "Ma voi donne ce l'avete i peli?"
Orrore. Questo vuol dire tante cose. Troppe.
Vuol dire che neanche si accorge delle lunghe sedute di autocommiserazione alle quali mi costringo di tanto in tanto nella solitudine della mia toilette.
Vuol dire che non comprende i dolori della ceretta inguinale da Katiuscia, che tanto ricordano le gioie del parto.
Vuol dire che schiva allegramente le pitalate di creme liftanti che da lustri lo osservano dal mobile del bagno.
E che, come milioni di uomini, crede che le donne siano state create così come le vede.
Caro Plinio, parlo con te ma faccio appello a tutti, la donna non è così, chiavi in mano. C'è anche la messa su strada, forse con questo paragone mi capisci.
Anche la donna si sveglia con l'alito da cane anziano, solo che prima di dire la parola "Ciao", che contiene ben tre vocali ad alta concentrazione di ossigeno ed anidride carbonica, disinnesca il cavo orale.
La donna ha tanti, tanti, tanti peli, solo che li estirpa, soffrendo spesso in silenzio.
La donna soffre spesso di colite, solo che la esplica nella solitudine di un divano, mentre tu russi e, non pago, riproduci da tergo il lamento di un motorino ingolfato.
La donna ha caccole, spesso assai fastidiose, solo che le ripone nel fazzoletto, non dietro al volante della Punto.
La donna ha emissioni gassose orali, solo che in tua presenza immagazzina tutto, e spesso ciò le si ritorce contro, dopo, sul divano.
La donna fa la cacca, ma usa quella strana spazzola alloggiata in un contenitore sul pavimento, e le sgommate le lascia alla partenza del gran premio.
La donna fa la pipì, ma ha un'ottima mira.
Ti do un'altra notizia.
La donna si trucca. Ma ciò non vuol dire che mette il rossetto. Vuol dire che, spesso appena sveglia e con la pelle che sembra quella di un suino, è costretta a mettersi una specie di stucco che si chiama fondo tinta, che la fa sembrare " Acqua e sapone", mentre invece è flatting e coppale.
Adesso basta. Ho deciso di dar voce a tutte le donne che da anni soffrono per mostrarsi in maniera accettabile.
Questa sorta di outing avrà spazio su una rubrica dal nome "Quello che le donne (a parte la Sora Cesira) non dicono".
Vi prego di segnalarmi consigli, annotazioni ed eventuali argomenti da trattare.
E' ora di finirla.

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mercoledì 14 aprile 2010

"Ti lascio una canzone"...ma anche no...

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A volte i dolci pasquali non fanno tanto bene.
Io purtroppo ho avuto la sfortuna di incappare in una colomba allucinogena. Avevo in casa un piccolo residuo pasquale che francamente reputavo ormai disinnescato, così, colta da un repentino calo di zuccheri, ne ho approfittato.
Passata circa una mezz'ora, totalmente impanicata, ho chiamato il numero verde della Paluani e gli ho spiegato che, dopo aver mangiato una fetta di cioccocolomba mandorlobullonata, ho cominciato ad avere delle visioni bruttissime.
Ho spiegato alla gentile signorina che mi stavo tranquillamente aggirando fra i satelliti di mamma Rai, quando, a colombo - ingestione ormai avvenuta, sono sbucati i mostri.
Io di mostri nella vita ne ho visti tantissimi. Ho visto Dracula, Frankenstein, Belfagor, Domenica in, il Tg4, le navi della Tirrenia, le Winx e le scarpe Geox. Ma quello che ho visto sulla Rai è stato francamente troppo.
C'era Tina Turner nel corpo di una bimba di tre anni. I Pooh, tutti e quattro, in un bambino di sette. Albano si era invece impossessato di alcuni fanciulli in età prescolare.
C'era il Minatauro, una specie di feto con la voce di Mina. C'era anche l'ecografia di un bambino al sesto mese che cantava " respect" di Aretha Franklyn.
Alcuni si lamentavano di qualcuno che gli aveva infranto i sogni, altri ricordavano amanti sensualissimi, altri ancora si aggiravano di notte nel metrò.
Ad un certo punto è arrivata quella poveretta di Arisa, quella della sincerità imprescindibile, che, dopo aver duettato con una di queste creature orrende, mentre tornava dietro alle quinte, è stata palpeggiata da un pupo di undici mesi che parlava al cellulare.

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Questi bambini sono delle cose brutte brutte. Falsetti come i loro li ho sentiti solo dai "Cugini di campagna" e dalle suore polacche, vibratoni di tale caratura, solo nelle feste di piazza.
La Paluani, dopo un piccolo consulto, mi ha risposto che le loro colombe diventano allucinogene solo dopo la data di scadenza e che quindi, probabilmente, se la data sul fondo della confezione era corretta, mi ero solo imbattuta in una replica dello show televisivo " Ti lascio una canzone", con Antonella Clerici.
Io ho cominciato a sbraitare che non poteva essere vero e che mi dovevano le spese mediche ed un risarcimento.
Loro, inflessibili, mi hanno confermato che, a meno che io non avessi ingerito per errore " Cioccocrackino - l'uovo per la mamma che va in disco col piccino", non avevo alcun motivo di sospettare una qualsivoglia intossicazione.
Le cose sono due: se mi hanno drogato per sbaglio se la vedranno con il mio avvocato. Io se mi drogo voglio esserne consapevole e comunque voglio leggere il menù.
Se invece, e non ci voglio credere, quello era veramente lo show della Tv, la prossima volta che uno dei miei nipoti mi canta " Le caprette ti fanno ciao", gli sputo.

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martedì 13 aprile 2010

Italia's got talent? mah...

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Ieri sera con Plinio abbiamo visto un programma tv veramente interessante.
Ci siamo apparecchiati una bella cenetta e poi, sdraiati comodamente sul divano, abbiamo sorriso sul fatto che in questa nostra bella Italia siamo ricchi di talento e di intraprendenza.
Molti di voi avranno sentito parlare di "America's got talent", di " Britain's got talent", persino di " Burkina Faso's got talent".
Ma fino a ieri sera, nessuno aveva mai visto " Italia's got talent ".
Con Plinio e Jolanda Sue Ellen avevamo scommesso una pizza e dieci supplì da " Lo sfracellato" , che, già dalla prima puntata, si sarebbero svelati talenti incommensurabili. E così è stato.
Abbiamo applaudito un pensionato che per far scoppiare una borsa dell'acqua calda soffiandoci dentro, è entrato in coma in diretta.
Ci siamo compiaciuti davanti ad uno spogliarellista con il fisico di un galletto amburghese e il Q.I. di un kiwi, abbiamo subito cercato il cd dei "Simon and Garfunkel" del rutto, un duo che si esprime grazie all'ottimizzazione dell'aria contenuta nello stomaco, abbiamo tifato per una cubista di 104 anni col rigor mortis, ci siamo infine infervorati per un cantante con la dentiera decomposta e il toupè di sorcio morto che, intonando una canzone dei meravigliosi "Pooh", si scartabellava incessantemente le palle.

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Abbiamo aspettato tanto che arrivasse il talento alla Susan Boyle, ma, chissà per quale motivo, almeno per questa puntata non si è visto nulla.
Adesso il problema è che anche Plinio vuole partecipare.
Lui suona il kazoo e con questa specie di trombetta che stuzzica il sistema nervoso, si diverte ad allietare, a seconda dei punti di vista, i matrimoni degli amici. Una volta è stato anche picchiato, quelli però erano amici di amici.
Mio figlio Fausto Kevin invece, sostiene di saper fare i remix di Lady Gaga con il culo, dice anche che Jessica Amanda, la sua ragazza, gli farebbe i cori. Io, guarda caso, non ne dubito.
L' unica cosa che mi preoccupa un po', è che questi talenti facciano fare una strana figura al mio paese.
Ma perchè l'Inghilterra ha Susan Boyle che da avanzo di Caritas diventa un cignusignolo?
Perchè l' America c'ha i ballerini volanti, i prestigiatori stupefacenti e gli attori da Oscar?
Come mai i talenti italiani hanno sempre la dentiera, oppure sono psicolabili, oppure scoreggiano?
Vi prego, ditemi che conoscete qualcuno che sappia cantare una canzone con la bocca...

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